Colazione da Tiffany: i look di Audrey Hepburn

Il 5 dicembre 2006, da Christie’s a Londra, uno degli esemplari del tubino nero indossato da Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany è stato battuto per 467.200 sterline, commissioni comprese, contro una stima di partenza fra 50.000 e 70.000. Il ricavato è andato a un’associazione di Calcutta, per finanziare quindici nuovi centri educativi in India. È il modo più rapido per capire quanto peso abbiano ancora, sessant’anni dopo, gli abiti di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany: quattro o cinque uscite in tutto il film, e un guardaroba diventato una grammatica.

Audrey Hepburn nel tubino nero lungo con guanti, collana di perle e acconciatura alta


Il tubino nero lungo, senza maniche e senza un solo dettaglio decorativo: tutto il volume è affidato ai guanti lunghi, alla collana a più fili e all’acconciatura alta. Sottrarre invece di aggiungere è la lezione che ha reso questo look copiabile per decenni.

Chi ha firmato davvero quegli abiti

Il film esce nell’ottobre del 1961, lo dirige Blake Edwards ed è tratto dal romanzo breve che Truman Capote aveva pubblicato nel 1958. Sul fronte dei costumi c’è una doppia paternità che moltissimi articoli semplificano male: gli abiti di Holly Golightly li disegna Hubert de Givenchy, mentre Edith Head è la costumista della produzione e si occupa del resto del cast — oltre a rimettere mano proprio al tubino, la cui parte inferiore venne modificata perché in originale scopriva troppo la gamba per gli standard di uno studio americano.

Hepburn e Givenchy si erano conosciuti nel 1954, quando l’attrice cercava un couturier per i costumi di Sabrina. Da lì in avanti il rapporto diventa una collaborazione lunga una vita, ed è la ragione per cui in quel film si vede una coerenza di linea che raramente si trova in un guardaroba cinematografico: non sono abiti scelti scena per scena, sono lo stesso pensiero declinato cinque volte.

Il tubino nero, e dove sono finiti gli esemplari

L’abito che apre il film è nero, lungo fino a terra, senza maniche, in raso, con piccole aperture sul corpetto verso la schiena. Nessuna applicazione, nessuna stampa, nessun colore secondario. Tutto il resto lo fanno gli accessori: guanti lunghi neri, la collana a più fili con l’elemento gioiello al centro, l’acconciatura raccolta con la tiara, gli occhiali da sole scuri.

Degli esemplari realizzati non esiste un conteggio univoco, e chi ve ne dà uno preciso sta scegliendo una fonte a caso. Quello che si può dire è dove sono finiti i pezzi rintracciabili: l’originale cucito a mano è rimasto nell’archivio della maison, uno è stato venduto all’asta nel 2006, e uno è conservato al Museo del Traje di Madrid, donato da Givenchy stesso. Il museo spagnolo lo descrive come un abito in raso nero e attribuisce il collo-gioiello a Roger Scemama.

All’epoca, quei 467.200 sterline furono la cifra più alta mai pagata per un abito realizzato per un film.

Gli altri look, quelli che nessuno cita

Il tubino ha schiacciato tutto il resto nella memoria collettiva, ma il film ha almeno altri tre momenti che valgono di più, come idee da rubare.

Audrey Hepburn con cappotto arancione, cappello in pelliccia e occhiali da sole scuri accanto a George Peppard
Il cappotto arancione con il collo alto e i bottoni tono su tono, portato con un cappello in pelliccia e gli occhiali scuri: un solo colore acceso, tutto il resto neutro. È lo schema che funziona ancora oggi su un cappotto a tinta forte.

Il cappotto arancione è il pezzo più imitabile del film. Collo montante, linea a uovo, bottoni dello stesso colore del tessuto: nessun contrasto, nessuna cintura, nessuna decorazione. Il colore fa tutto da solo, e proprio perché fa tutto da solo il resto dell’immagine resta scuro e neutro.

C’è poi il secondo abito nero, quello con la gonna leggermente svasata, portato con un cappello a tesa larga e un grande fiocco di seta chiara, guanti lunghi e scarpe basse. È l’uscita che smentisce il luogo comune sul tacco obbligatorio: qui l’eleganza sta nell’ampiezza del cappello e nel resto tenuto stretto.

E c’è il look di casa: una camicia da uomo indossata a letto, con la maschera per dormire. Un’idea che oggi definiremmo pigiama-non-pigiama, in un film del 1961.

Occhiali e perle: i due dettagli che quasi tutti sbagliano

Gli occhiali da sole non sono un modello anonimo: sono un Oliver Goldsmith, e il marchio britannico li ha rimessi in produzione nel 2011 per i cinquant’anni del film, in una versione che il sito ufficiale descrive come replica esatta di quelli del film, con l’anno di progettazione originale — 1960 — inciso sulla montatura. Il nome del modello è Manhattan.

Sulle perle, la sorpresa è più divertente. La collana a cinque fili è opera di Roger Scemama, il gioielliere che lavorava per Givenchy, e le perle non erano vere: bigiotteria di alta qualità. Il che è perfettamente coerente con il personaggio, che di un glamour costruito vive.

L’ultimo equivoco riguarda il diamante. Il celebre diamante giallo Tiffany da 128,54 carati — ricavato da una pietra grezza di 287,42 carati trovata in Sudafrica nel 1877 — Hepburn non lo indossa nel film. Lo portò soltanto per le fotografie promozionali del 1961, montato in una collana disegnata da Jean Schlumberger. Chi scrive che si vede in scena non ha rivisto il film.

Come rifare quel look oggi senza sembrare in costume

Il rischio, quando si copia un’icona così codificata, è finire travestite. Le poche regole che reggono sono queste, e valgono per qualunque occasione formale.

  • Un elemento, non tutti. Guanti lunghi, tiara, perle a più fili e occhiali scuri insieme sono un costume di Carnevale. Presi uno alla volta, dentro un guardaroba normale, funzionano ancora.
  • La linea prima del dettaglio. Quel tubino non ha vita segnata: scende dritto. Se cercate quell’effetto, guardate il taglio del fianco e non i decori.
  • Il nero va scelto opaco o lucido, mai a metà. Il raso del film è pienamente lucido, ed è quello che regge la luce. Un nero spento con qualche riflesso casuale è la cosa che invecchia peggio.
  • Gli accessori chiari sono l’errore più comune. Nel film tutto ciò che non è nero è o gioiello o pelliccia. Una borsa beige rompe l’incantesimo in un secondo.

Se il vostro obiettivo è concreto — un matrimonio, un battesimo, una laurea — conviene partire da come si sceglie l’abito prima che dall’ispirazione: ne abbiamo scritto nella guida agli abiti da cerimonia e a come sceglierli senza sbagliare, e per chi porta una taglia oltre la 46 c’è una guida dedicata agli abiti da cerimonia curvy. Sul tacco, invece, la scena del cappello a tesa larga ha ragione: se non ci camminate bene, non è eleganza. I trucchi per camminare sui tacchi a spillo aiutano, ma un mezzo tacco portato bene batte uno spillo subìto.

Tubino nero moderno con scollo aperto e profilo in pelle, linea diritta al ginocchio
Un tubino nero contemporaneo: linea dritta, niente vita segnata, lunghezza al ginocchio e un unico dettaglio — il profilo in pelle sullo scollo. È la traduzione ragionevole di quell’idea per una serata di oggi.

🛍️ Dove comprare

Il pezzo da cui partire è uno solo: un tubino nero con linea dritta, senza vita segnata e senza decorazioni. È il capo su cui conviene spendere, perché regge dieci anni. Guardate la composizione prima del prezzo — un crêpe o un cady tengono la forma, un jersey leggero no — e diffidate delle foto con luce troppo morbida, che nascondono proprio la caduta del tessuto.

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Domande frequenti

Chi ha disegnato gli abiti di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany?

Gli abiti di Holly Golightly sono di Hubert de Givenchy, mentre Edith Head era la costumista della produzione e curava il resto del cast. Fu proprio Edith Head a modificare la parte inferiore del tubino nero, che nella versione originale scopriva troppo la gamba per gli standard di uno studio americano.

Quanto è stato venduto all’asta il tubino nero di Colazione da Tiffany?

Un esemplare è stato battuto da Christie’s a Londra il 5 dicembre 2006 per 467.200 sterline, commissioni comprese, contro una stima di partenza fra 50.000 e 70.000 sterline. Il ricavato è andato a un’associazione di Calcutta per finanziare quindici nuovi centri educativi in India.

Le perle indossate da Audrey Hepburn nel film erano vere?

No. La collana a cinque fili fu realizzata da Roger Scemama, il gioielliere che lavorava per Givenchy, ed era bigiotteria di alta qualità, non perle vere. È un dettaglio in linea con il personaggio, che vive di un glamour costruito.

Audrey Hepburn indossa il diamante Tiffany nel film?

No. Il diamante giallo Tiffany da 128,54 carati lo portò soltanto per le fotografie promozionali del 1961, montato in una collana disegnata da Jean Schlumberger. In nessuna scena del film compare al collo dell’attrice.

Che occhiali da sole porta Holly Golightly?

Sono un modello Oliver Goldsmith chiamato Manhattan. Il marchio britannico li ha rimessi in produzione nel 2011 per i cinquant’anni del film, in una versione che il sito ufficiale descrive come replica esatta di quelli visti al cinema, con l’anno di progettazione originale inciso sulla montatura.

Articolo a cura della Redazione di Purse & Co.

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