Impermeabilizzare le scarpe in pelle vuol dire stendere sulla tomaia un trattamento che fa scivolare via l’acqua invece di lasciarla entrare nella fibra. Si fa a scarpa pulita e completamente asciutta, prima che cominci la stagione umida, e con due prodotti diversi a seconda del materiale: cera o grasso sulla pelle liscia, spray sul camoscio e sul nabuk. Non trasforma uno stivaletto in uno stivale di gomma. Gli fa durare un inverno in più.

Il momento giusto è prima del primo temporale, non dopo
Il trattamento andrebbe messo su una scarpa che non è ancora stata bagnata. La Bottega del Calzolaio, che di scarponi ne rimette in sesto parecchi, lo dice senza giri di parole: il grasso impermeabilizzante va applicato prima di indossarli, quando la pelle è nuova e non ha ancora assorbito acqua, fango e sale.
Sul calendario italiano vuol dire fine settembre o ottobre. Chi ci pensa a gennaio, dopo la prima camminata nella neve sciolta, sta rimediando a un danno invece di prevenirlo, e a quel punto il problema non è più l’acqua ma le macchie bianche di sale sulla pelle.
Restano due condizioni che sembrano ovvie e che quasi nessuno rispetta. La scarpa dev’essere pulita: un prodotto steso sopra la polvere la fissa lì sotto, e da quel momento non viene più via. E dev’essere asciutta. Su una tomaia ancora umida la cera sigilla dentro proprio l’acqua che volevi tenere fuori: se le hai appena lavate, aspetta un giorno pieno.

Cera, grasso o spray: decide il materiale, non il prezzo
Il prodotto giusto su un materiale è quello sbagliato sull’altro.
Pelle liscia. Vuole una cera o una crema, di solito a base di cera d’api o vegetale. Nutre la fibra mentre la protegge, che su una tomaia già secca è metà del lavoro fatto. In cambio scurisce leggermente il colore: su un cuoio chiaro si nota, quindi la prova sul lato interno del tallone non è pignoleria.
Camoscio e nabuk. Solo spray. La cera stesa su un pelo corto lo appiattisce e lo lucida a chiazze, e da lì non si torna indietro. Anche lo spray però ha un costo: il camoscio trattato resta un po’ meno vellutato al tatto e alla prima applicazione può scurirsi.
Tessuto tecnico con membrana. Spray, e nient’altro. I prodotti oleosi o molto grassi chiudono i pori della membrana e le tolgono la traspirabilità per cui l’hai pagata: lo scrive Bergzeit nella sua guida agli impermeabilizzanti. Se non sei sicuro di avere una membrana sotto la tomaia, la differenza fra una scarpa impermeabile e una resistente all’acqua si legge sul cartellino.
Una cosa da non mettere nel carrello, qualunque sia il materiale: i prodotti che contengono trementina o benzina. Intaccano il colore e la qualità della pelle, e il conto arriva quando è tardi.

Come si applica, senza sprecare metà bomboletta
Prima viene la spazzola: crine semirigido, a secco, su tutta la scarpa, per portare via polvere e fango secco. Poi si tratta.
Con lo spray la distanza è il numero che conta, ed è anche quello su cui nessuno va d’accordo. Collonil, nelle istruzioni del proprio Nanopro, indica quindici-venti centimetri con la bomboletta tenuta in verticale. Una guida italiana alla cura della pelle ne consiglia dieci-quindici, un laboratorio di calzoleria venti-trenta, un magazine di montagna trenta-cinquanta. Il numero buono, alla fine, è quello stampato sul flacone che hai in mano, perché cambia con la pressione dell’erogatore. Quello che vale per tutti è il resto: passata leggera e uniforme, meglio due mani sottili che una carica, e all’aperto o su un balcone, non in bagno con la porta chiusa.
Con la cera si lavora di panno morbido, a movimenti circolari, insistendo sulla giuntura fra tomaia e suola, che è il punto da cui l’acqua entra sul serio. Quindici minuti di attesa, poi si lucida con una spazzola pulita.
L’ultimo passaggio è il più noioso ed è quello che decide il risultato: ventiquattro ore di asciugatura in un locale ventilato prima di rimetterle ai piedi. Non sul termosifone. La cera viene assorbita in un paio d’ore, ma il giorno pieno prima di uscirci sotto la pioggia resta la scelta prudente.

Ogni quanto rifarlo: quattro fonti, quattro risposte diverse
Una volta al mese, dicono i calzolai. Ogni tre-quattro settimane con uso intenso e ogni due-tre mesi se le scarpe stanno quasi sempre al chiuso, secondo un laboratorio di calzoleria di Verona. A inizio stagione, oppure ogni quattro-otto settimane sotto stress, per il magazine di montagna. Gli spray a nanoparticelle parlano di quattro-sei mesi. Fra la prima e l’ultima indicazione ballano dodici trattamenti l’anno contro due.
Il modo per non sbagliare non è il calendario, è la goccia. Lascia cadere un po’ d’acqua sulla punta: se si raccoglie in perline che rotolano via, il trattamento tiene e non serve altro; se la pelle si scurisce e la beve, è finito. Vale identico sulle borse, ed è lo stesso criterio che usiamo parlando di come si pulisce e si conserva una borsa in pelle.
Da ottobre 2026 la formula degli spray cambia
Il regolamento europeo 2024/2462 ha aggiunto al REACH la voce 79 dell’allegato XVII: dal 10 ottobre 2026 il PFHxA, i suoi sali e le sostanze correlate non possono più essere immessi sul mercato sopra 25 parti per miliardo (1.000 per le sostanze correlate) nelle miscele destinate al pubblico, nelle calzature destinate al pubblico e nel cuoio usato per abbigliamento e accessori.
Gli impermeabilizzanti da banco rientrano nelle miscele destinate al pubblico. Il risultato è che diversi prodotti stanno cambiando formula, e quello che ricompri a novembre può non comportarsi esattamente come quello dell’anno scorso. Non vuol dire che gli spray diventino tutti “senza PFAS”: la restrizione riguarda questo gruppo di sostanze, non l’intera famiglia dei fluorurati.
🛍️ Cosa serve per farlo
Servono due prodotti e non sono intercambiabili: uno spray neutro, che va bene su camoscio, nabuk e tessuti tecnici, e una cera per la pelle liscia, che protegge e nello stesso passaggio nutre. Se hai un paio solo e in pelle liscia, la cera basta e avanza.
Collonil Waterstop, spray neutro — pelle, camoscio e nabuk
Mountval B-Wax, cera d’api — per la pelle liscia
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Domande frequenti
Si può impermeabilizzare una scarpa nuova, prima di metterla?
Sì, ed è il momento migliore. I calzolai consigliano di trattare gli scarponi nuovi prima di indossarli, perché la pelle non ha ancora assorbito acqua, fango o sale: il prodotto arriva su una fibra pulita e si distribuisce in modo uniforme, cosa che su una tomaia già segnata non succede più.
Lo spray impermeabilizzante scurisce la pelle?
La cera e la crema per la pelle liscia scuriscono leggermente il colore, e su un cuoio chiaro si nota. Sul camoscio e sul nabuk lo spray lascia il pelo un po’ meno vellutato e alla prima applicazione può scurirlo. Prova sempre su un punto nascosto, per esempio il lato interno del tallone.
Ogni quanto va rifatto il trattamento?
Le indicazioni vanno da una volta al mese dei calzolai ai quattro-sei mesi degli spray a nanoparticelle, quindi il calendario da solo non basta. Il controllo che funziona è la goccia d’acqua sulla punta: se si raccoglie in perline e rotola via il trattamento tiene, se la pelle la assorbe e si scurisce è ora di rifarlo.
Una scarpa impermeabilizzata è impermeabile?
No. Il trattamento è una finitura stesa sulla superficie esterna, che fa scivolare via l’acqua e si consuma con l’uso. Impermeabile è un’altra cosa: una membrana montata dentro la calzatura, con le cuciture nastrate. Sotto una pioggia breve le due cose si equivalgono, su una camminata lunga nella neve sciolta no.
Articolo a cura della Redazione di Purse & Co.
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