Il motivo più frequente per cui uno stivale alto torna indietro non è il numero di piede: è il polpaccio. E gli stivali Pittarello non fanno eccezione, perché il sito della catena permette di filtrare per materiale, altezza del tacco e marchio, ma non per larghezza del gambale. Qui trovi le fasce di prezzo reali — dai venti euro scarsi di uno stivaletto sintetico al centinaio di uno stivale alto in pelle — più i criteri per scegliere il paio giusto e farlo durare oltre la prima stagione di sale sui marciapiedi.

Stivaletti a mezza gamba con tacco a colonna alto, zip decorativa sul lato e cinturino borchiato: il tacco largo e la suola con battistrada leggero sono quello che rende portabile un modello così anche fuori dall’asfalto asciutto.
Che catena è Pittarello, e perché non è PittaRosso
Partiamo dall’equivoco che manda le persone nel negozio sbagliato. Pittarello e PittaRosso sono due aziende diverse e concorrenti. Pittarello S.p.A. è veneta, di proprietà della famiglia Pittarello, e ha il sito su pittarello.com; PittaRosso, che si chiamava Pittarello Rosso, oggi fa capo a un gruppo di investimento ed è tutt’altra insegna. Se cerchi su un motore di ricerca il primo nome, fra i risultati ti escono anche pagine del secondo.
Pittarello nasce ufficialmente il 29 novembre 1982 come Pittarello G.L.G., dalle iniziali dei tre fratelli, ma il primo negozio è del 1974, a Cavallino-Treporti. Oggi conta oltre 60 punti vendita in Italia, due in Austria, circa 1.100 dipendenti e una sede nuova a Tribano, in provincia di Padova, aperta nel 2024. L’e-commerce esiste dal 2017.
L’assortimento è costruito su una gerarchia di marchi propri — Pittarello, Pittarello Love, Class, Capsule, Couture, Focus, Glam — affiancata da oltre quaranta marchi terzi. Fra questi, sugli stivali, si trovano Laura Biagiotti, Bagatt, Bugatti, Skechers, Freddy, Cafè Cost, Mon Dieu, Le Havre Paris. La differenza di prezzo fra una linea propria e un marchio terzo è la cosa più visibile del listino.
Quanto costano gli stivali da Pittarello
Le fasce, lette sul sito ufficiale ad agosto 2026 e quindi in coda ai saldi estivi, sono queste:
- Stivaletti sintetici: grosso modo fra 20 e 45 euro. È la fascia dei texani, degli anfibi con fondo platform e dei tronchetti con tacco medio.
- Stivaletti in pelle: fra 43 e 60 euro. Un beatles in pelle nera con fondo chunky sta a 42,90 euro; un beatles con fondo carrarmato arriva a 59,90 euro.
- Stivali alti sintetici: fra 47 e 55 euro. Qui rientrano i cuissard e i modelli al ginocchio con tacco a colonna.
- Stivali alti in pelle: fra 90 e 100 euro. Un biker in vera pelle italiana costa 94,90 euro, e il modello più caro visto in catalogo, firmato Laura Biagiotti, sta a 99,90 euro.
Il tetto del catalogo è quindi intorno ai 100 euro: non ci sono stivali sopra quella cifra. Il salto di prezzo che conta non è fra un modello e l’altro, è fra sintetico e pelle, e vale circa il doppio. Prezzi rilevati sul sito ufficiale Pittarello: la collezione invernale entra a scaffale fra settembre e ottobre, quindi controllali lì prima di comprare.
Pelle, camoscio o sintetico: cosa cambia davvero
Il sintetico che trovi in questa fascia è quasi sempre poliuretano spalmato su un supporto tessile. Costa poco, non si macchia con l’acqua e per una stagione fa il suo lavoro. Il suo limite è chimico e ha un nome: idrolisi. In ambiente umido lo strato superficiale si sfalda, e quando comincia si vede il tessuto sotto. Non si ripara.
La pelle liscia costa il doppio e in cambio si ripara, si nutre, si lucida e sopporta molto meglio abrasioni e graffi. È la scelta giusta se lo stivale lo porti tre volte a settimana da ottobre a marzo. Il camoscio, invece, è un caso a parte: bellissimo, e completamente indifeso davanti all’acqua, che assorbe. Chiede un impermeabilizzante costante e una spazzola dedicata. Se cammini molto in città sotto la pioggia, il camoscio è la scelta romantica e la pelle liscia quella sensata.
Una precisazione sui nomi: camoscio e nabuk non sono la stessa cosa. Il camoscio si ottiene lavorando il lato interno della pelle, il nabuk smerigliando il lato esterno — quello nobile — quindi il nabuk è più vicino al pieno fiore e regge un po’ meglio.

Stivali al ginocchio in pelle liscia con tacco basso a blocco e cinturino con fibbia alla caviglia: il gambale morbido e dritto è la costruzione che perdona di più sul polpaccio, perché non ha una circonferenza rigida da rispettare al millimetro.
Il polpaccio: il dato che nessun sito ti dà
Ecco il punto che risolve la maggior parte dei resi. Le circonferenze di riferimento del mercato sono queste: un gambale standard arriva fino a circa 39 centimetri, con una media intorno ai 38; si parla di gambale largo dai 40 centimetri in su, e di extra largo dai 46. Non esiste uno standard obbligatorio, ogni marchio decide da sé cosa chiamare largo, ed è proprio per questo che il tuo numero ti serve.
Misurarlo richiede trenta secondi e si fa così: seduta, piede appoggiato a terra, metro da sarta attorno al punto più largo del polpaccio, aderente ma non stretto. Va fatto a riposo, non dopo una camminata o una corsa, perché il polpaccio si gonfia e il numero che ottieni non è quello che conta quando ti infili gli stivali la mattina.
Se sei sopra i 40 centimetri, cerca a vista tre cose nella foto del prodotto: un pannello elastico laterale, una zip che corre per tutta l’altezza, oppure lacci o fibbie posteriori che regolano l’ampiezza. Uno stivale con gambale morbido e dritto perdona molto più di uno strutturato. Per il quadro completo di cosa si porta questa stagione, guarda la nostra guida ai modelli di stivali donna dell’autunno inverno 2026-2027.
Tacco, suola e fodera per l’inverno vero
Sul tacco la regola utile non è l’altezza in sé ma la superficie d’appoggio: un tacco a colonna da sette centimetri sta in piedi meglio di uno stiletto da cinque, perché distribuisce il peso su più superficie. Per neve e ghiaccio, invece, i podologi non indicano una soglia di altezza: indicano gomma antiscivolo, battistrada profondo e gambale che copra la caviglia.
Sulla suola, per l’inverno la gomma batte il cuoio senza discussione: il cuoio isola meglio dal freddo ma è scivoloso sul bagnato e nasce per essere risuolato, non per il marciapiede di gennaio. Il fondo a carrarmato — quello a tasselli in rilievo, che vedi su quasi tutti i beatles di stagione — non è solo un fatto estetico: i tasselli drenano neve e fango invece di impastarsi. Le suole in TR, la gomma termoplastica, sono leggere e restano flessibili anche sotto zero.
Sulla fodera, se trovi indicato un isolante tipo Thinsulate con un numero accanto, quel numero è i grammi per metro quadro del materiale, non il peso dello stivale. In pratica: 200 grammi vanno bene per chi cammina, 400 per chi sta fermo al freddo — alla fermata dell’autobus, sugli spalti, in fila. Chi cammina molto con un 400 grammi suda, e il piede sudato al freddo è la condizione peggiore possibile.

Lo stesso modello in camoscio taupe e in pelle nera liscia, con tacco a colonna e cinturino borchiato alla caviglia. Confronto utile: identico il disegno, opposta la manutenzione, perché il camoscio chiarissimo segna con una sola pioggia presa senza protezione.
Come farli durare: pioggia, sale, asciugatura
Tre cose fanno la differenza fra uno stivale che arriva a marzo e uno che si presenta rovinato a gennaio.
L’impermeabilizzante va riapplicato. Non è un trattamento una tantum: su una calzatura di uso quotidiano si rimette ogni tre o quattro settimane, e comunque dopo una pioggia forte o una giornata di fango. Si spruzza a venti centimetri, su scarpa pulita e asciutta, con due o tre passate leggere invece di uno strato spesso. Sul camoscio si lascia asciugare una ventina di minuti e poi si spazzola per rialzare il pelo. E qui il divieto è netto: mai cera o crema da pelle liscia sul camoscio, appiattisce e scurisce il pelo in modo irreversibile.
Il sale della strada si toglia subito. Gli aloni bianchi si trattano con aceto bianco e acqua in parti uguali, o due parti d’acqua e una d’aceto sulle pelli delicate. Si tampona con un panno, una sezione per volta, senza inzuppare, altrimenti l’alone si sposta invece di sparire. Dopo l’aceto il balsamo per pelle non è facoltativo: il sale sottrae umidità alla pelle e senza reintegrarla la superficie si crepa.
L’asciugatura sbagliata è quella che stacca la suola. Il termosifone e il phon seccano la colla, imbarcano il cuoio e deformano la gomma. Il metodo giusto è noioso ed efficace: carta di giornale appallottolata dentro, stivale a temperatura ambiente, meglio con un ventilatore puntato addosso. Se lo stivale è fradicio, il primo giornale va cambiato entro venti minuti perché è già saturo; l’asciugatura completa richiede dalle dodici alle sedici ore.
Come si riconosce uno stivale che dura
Quattro controlli che si fanno in negozio con lo stivale in mano, e valgono su qualsiasi fascia di prezzo.
- Piegalo: deve flettere solo sotto la pianta, all’altezza delle dita. Se si piega a metà, sotto l’arco, il fondo è troppo morbido e cederà lì.
- Premi il tallone col pollice: il contrafforte dietro deve restare rigido. Se si schiaccia, il piede non sarà tenuto e la calzatura si deformerà in fretta.
- Guarda il bordo fra suola e tomaia: colla che deborda significa lavorazione sbrigativa, ed è il punto da cui si scolla. Una striscia di pelle perimetrale con cucitura a vista, invece, è un guardolo: quel tipo di montaggio si risuola cinque volte e più, mentre un fondo incollato una volta staccato è finito.
- Stringi il puntale di lato: non deve collassare.
Sulle recensioni della catena, la piattaforma Feedaty raccoglie quasi trentamila giudizi su Pittarello, con circa l’85% a cinque stelle e voti fra 4,6 e 4,7 su cinque nelle singole voci — qualità del prodotto, consegna, assistenza. Sono numeri buoni, ma riguardano soprattutto il servizio: la durata di una scarpa da quaranta euro resta quella di una scarpa da quaranta euro.
Online o in negozio
Il sito spedisce gratis sopra i 29 euro, accetta il reso entro 30 giorni e permette il ritiro gratuito in negozio, che è l’opzione migliore se hai un punto vendita raggiungibile: provi lì e non paghi nulla. Un limite da conoscere prima: sugli ordini online non è previsto il cambio di taglia diretto. Se il numero non va, si fa il reso e si riordina, il che significa che il paio che volevi potrebbe non esserci più quando ripassi alla cassa. Con gli stivali alti, dove entra in gioco anche il polpaccio, il negozio resta la strada più rapida.
Se stai confrontando insegne della stessa fascia, la nostra guida su come scegliere le scarpe Primadonna per l’autunno inverno 2026-2027 copre il concorrente più diretto, e la panoramica sulle tendenze scarpe dell’autunno inverno 2026-2027 aiuta a capire quali forme dureranno più di una stagione.
Domande frequenti
Quanto costano gli stivali Pittarello?
Uno stivaletto sintetico sta fra 20 e 45 euro, uno stivaletto in pelle fra 43 e 60 euro, uno stivale alto sintetico fra 47 e 55 euro e uno stivale alto in pelle fra 90 e 100 euro. Sopra i 100 euro il catalogo non va.
Pittarello e PittaRosso sono la stessa catena?
No, sono due aziende diverse e concorrenti. Pittarello S.p.A. è veneta e di proprietà della famiglia Pittarello; PittaRosso, che un tempo si chiamava Pittarello Rosso, fa capo a un gruppo di investimento ed è un’altra insegna.
Come si capisce se uno stivale entra sul polpaccio?
Si misura la circonferenza nel punto più largo, da sedute e a riposo, con il piede appoggiato a terra. Sotto i 39 centimetri un gambale standard di solito basta; dai 40 centimetri in su conviene cercare modelli con pannello elastico, zip per tutta l’altezza o fibbie posteriori.
Meglio stivali in pelle o in materiale sintetico?
La pelle costa circa il doppio ma si ripara, si nutre e resiste molto meglio a graffi e abrasioni. Il sintetico va bene per una stagione o per un uso saltuario: con l’umidità lo strato superficiale tende a sfaldarsi e non si può riparare.
Come si tolgono gli aloni di sale dagli stivali?
Con aceto bianco e acqua in parti uguali, o due parti d’acqua e una di aceto sulle pelli delicate, tamponando una sezione per volta senza inzuppare. Subito dopo va applicato un balsamo per pelle, perché il sale sottrae umidità e la superficie si crepa.
Si può cambiare la taglia di un ordine online Pittarello?
No, il cambio di taglia diretto non è previsto: bisogna fare il reso entro 30 giorni e riordinare il numero giusto separatamente. Il ritiro gratuito in negozio permette invece di provare prima di pagare la spedizione.
Prezzi rilevati ad agosto 2026 sul sito ufficiale della catena, in coda ai saldi estivi: la collezione invernale entra a scaffale fra settembre e ottobre. Articolo a cura della Redazione di Purse & Co.
Divulgazione: questo articolo può contenere link di affiliazione. Se acquisti tramite questi link, Purse & Co può ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te.