Scarpe Tata Italia: prezzi e come sceglierle

Su una scarpa da sessanta euro la differenza fra pelle e sintetico non si vede in fotografia: si legge. Ed è una buona notizia, perché le scarpe Tata Italia dichiarano il materiale nella descrizione del prodotto, con parole precise che cambiano il valore di quello che compri. I listini della catena stanno fra i 36 e gli 89 euro; qui trovi quanto costa ogni categoria, come si capisce in trenta secondi se una scarpa è in pelle vera e cosa aspettarsi da un acquisto in questa fascia.

Décolleté Tata Italia nera stampa cocco con cinturino alla caviglia e tacco a colonna

Décolleté a punta con stampa cocco, cinturino alla caviglia con fibbia e tacco a colonna: il tacco largo appoggia su più superficie di uno stiletto della stessa altezza, ed è la ragione per cui una scarpa così si porta per una serata intera.

Che catena è Tata Italia

Prima cosa, per togliere di mezzo un equivoco che nasce dai motori di ricerca: Tata Italia non ha niente a che vedere con il gruppo indiano Tata, quello dei camion e delle acciaierie. È un’azienda pugliese, TATA ITALIA S.p.A., con sede a Bitonto, in provincia di Bari.

Nasce nel 2000 dalla famiglia Tatarella, che veniva già dal settore calzaturiero, e apre il primo monomarca a Bari dentro un centro commerciale — una scelta che ha definito tutto il resto. Dal 2013 la catena cresce anche in franchising, con una formula in conto vendita: l’affiliato non paga né diritto d’ingresso né royalty, restituisce l’invenduto a fine stagione e riceve il riassortimento settimanale dalla casa madre. Sul numero esatto di negozi le fonti disponibili si contraddicono fra loro e la cifra non compare sul sito ufficiale, quindi non la trovi scritta qui: la rete è fatta di negozi diretti e affiliati, quasi tutti dentro centri commerciali e outlet.

Il dato più utile per chi compra è un altro, ed è netto: l’assortimento è a marchio proprio. Su tutte le categorie che abbiamo controllato il produttore dichiarato è sempre Tata Italia. I codici tipo «Tata 393» o «Tata 221» che si vedono nelle etichette dei prodotti sono riferimenti interni di linea, non altri marchi. Chi cerca un modello firmato dentro un negozio Tata, insomma, cerca la cosa sbagliata nel posto sbagliato.

Quanto costano le scarpe Tata

Questi sono i prezzi di listino letti sul sito ufficiale ad agosto 2026, cioè quelli barrati: in questo periodo la catena espone sconti dichiarati fino al 70%, quindi il prezzo che vedi oggi è più basso.

  • Ballerine: da 35,95 a 49,95 euro. È la categoria più economica del catalogo.
  • Mocassini e francesine: da 49,95 a 59,95 euro.
  • Décolleté: da 49,95 a 65,95 euro.
  • Sneakers: da 49,95 a 65,95 euro.
  • Stivaletti e tronchetti: da 55,95 a 79,95 euro.
  • Stivali: da 59,95 a 89 euro, con i modelli alti fra 79,95 e 85,95.

La forbice completa va quindi da 35,95 a 89 euro, con la maggior parte del catalogo fra 50 e 80. Sopra i 90 euro non c’è niente, e questo dice già molto su cosa aspettarsi: è una fascia in cui si compra il modello, non la costruzione. Prezzi rilevati sul sito ufficiale Tata Italia in periodo di saldi, quindi verificali lì.

Un avvertimento sui nomi delle categorie, perché ci siamo cascati anche noi: la classificazione del sito non è pulita. Dentro la sezione «décolleté» compaiono anche sandali con tacco. Fidati di quello che vedi nella foto e di quello che c’è scritto nella scheda, non del nome della sezione in cui il prodotto è finito.

Pelle o sintetico: la parola da cercare

Qui c’è il vero valore pratico di questo articolo. Le schede prodotto Tata dichiarano il materiale, e usano quattro espressioni che significano cose diverse:

  • «Vera pelle»: è pelle animale. È l’unica dicitura che lo garantisce.
  • «PU»: poliuretano, quindi sintetico.
  • «Ecopelle»: sintetico anche questo, nonostante il nome.
  • «Effetto pelle»: sintetico, ed è la formula più ambigua delle tre.

Tre parole su quattro indicano lo stesso materiale, e nella foto sono indistinguibili. C’è però una scorciatoia che funziona: sul sito esiste una collezione filtrata «Vera pelle», sia nel menu donna sia in quello uomo. Chi vuole la pelle parte da lì e si risparmia il lavoro di aprire quaranta schede. I modelli in vera pelle stanno fra 49,95 e 89 euro, quindi non sono nemmeno il vertice del listino: si trovano anche a metà catalogo.

Due avvertenze oneste. Alcune schede contengono refusi — ne abbiamo trovata una che scrive «vers pelle» invece di «vera pelle» — e alcune sono semplicemente vuote, senza descrizione: in quel caso il materiale non è leggibile dal cliente, e in negozio l’unica risposta seria è l’etichetta dentro la scarpa.

Tronchetto Tata Italia marrone in intreccio traforato con punta aperta e tacco a colonna

Un tronchetto marrone a punta aperta, con il gambale interamente traforato a intreccio: è un modello estivo, non invernale, e serve a spiegare perché il nome della categoria non basta. Un traforato e uno stivaletto chiuso possono stare nella stessa sezione del sito.

L’etichetta dentro la scarpa: come si legge davvero

Questa parte vale per qualsiasi negozio, non solo per Tata, e in Italia è obbligatoria per legge. La direttiva europea 94/11/CE, recepita da noi con il decreto ministeriale dell’11 aprile 1996, impone che ogni calzatura venduta al consumatore porti l’indicazione dei materiali di tre parti distinte: la tomaia, il rivestimento interno con la suola interna, e la suola esterna.

Per ciascuna delle tre si indica il materiale che costituisce almeno l’80% della superficie — o dell’80% del volume, per la suola esterna. Se nessun materiale arriva all’80%, si segnalano i due principali. Il che è meno rassicurante di quanto sembri: una scarpa può essere etichettata come «pelle» pur avendo fino al 20% di altro.

L’indicazione può essere scritta a parole oppure data con i pittogrammi europei, che sono quattro e si imparano una volta per tutte. Il simbolo a forma di pelle stesa indica il cuoio; una versione dello stesso simbolo con una trama sopra indica il cuoio rivestito; un intreccio indica le materie tessili; e il rombo indica «altri materiali», che nella pratica vuol dire sintetico. Se in negozio trovi il rombo sulla riga della tomaia, la scarpa non è in pelle, comunque sia scritto sul cartellino del prezzo.

Taglie e vestibilità

La numerazione donna a catalogo va dal 36 al 41. Chi porta il 35 o il 42 non trova quasi nulla, ed è meglio saperlo prima di innamorarsi di un modello.

Sulla calzata, invece, non ci sono buone notizie: la catena non pubblica una guida ufficiale, e le opinioni dei clienti sono discordanti — c’è chi dice che i numeri corrispondono e chi sostiene il contrario, senza un andamento riconoscibile. Quindi niente regola secca del tipo «prendi mezza taglia in più»: sarebbe inventata. Se puoi, prova in negozio; se compri online, tieni il reso come parte del piano, non come imprevisto.

Sneaker Tata Italia color canna di fucile con zip laterale e fondo a zeppa

Sneaker metallizzata con zip laterale accanto ai lacci e fondo a zeppa bianco. La zip non è un dettaglio estetico: permette di infilarla senza slacciare, e su una scarpa che si mette e si toglie ogni giorno è il particolare che ne allunga la vita, perché i lacci restano regolati una volta sola.

Cosa conviene comprare qui, e cosa no

In una fascia fra 50 e 80 euro il ragionamento sensato non è «è una buona scarpa?» ma «per quale uso è una buona scarpa?».

Conviene su tutto ciò che si porta poco e deve essere giusto per l’occasione: la décolleté per la cerimonia, il sandalo per il matrimonio d’estate, la ballerina di un colore preciso che ti serve per un vestito e basta. Su questi usi la costruzione non fa in tempo a diventare un problema, e spendere il triplo non cambia nulla.

Conviene molto meno sulla scarpa che porti cinque giorni su sette da ottobre a marzo. Le segnalazioni ricorrenti dei clienti riguardano proprio la durata — suole che si scollano, fondi che cedono dopo poche settimane — e sono il tipo di problema che il diritto di ripensamento non copre, perché quello vale nei primi giorni e su un prodotto non usato. Su quell’uso quotidiano, se il budget lo permette, la scelta giusta è un modello in vera pelle preso dal filtro dedicato, oppure un altro negozio. Se stai confrontando insegne simili, la nostra guida su come scegliere le scarpe Primadonna copre il concorrente più diretto per fascia di prezzo.

Per capire quali forme reggeranno più di una stagione prima di scegliere il modello, parti dalle tendenze scarpe dell’autunno inverno 2026-2027; se invece il formato che ti interessa è quello sportivo, la nostra guida alle sneakers donna dell’autunno inverno 2026-2027 entra nel merito di suole e materiali.

Dove si comprano

Il sito ufficiale vende online e la rete di negozi copre soprattutto centri commerciali e outlet. Sul reso, l’unico dato coerente fra le fonti disponibili è la finestra di 14 giorni dalla consegna: sulle condizioni di spedizione e sul costo del reso abbiamo trovato informazioni contraddittorie fra il sito attuale e una vecchia versione ancora online, quindi il consiglio è di aprire le pagine ufficiali di spedizioni e resi prima di ordinare, invece di fidarsi di quello che si legge in giro — noi compresi.

Un’ultima cosa che conta e che vale ben oltre i 14 giorni: se una scarpa si rompe per un difetto, non è un ripensamento ma un vizio del prodotto, e le tutele sono diverse e più lunghe. Conserva lo scontrino.

Domande frequenti

Quanto costano le scarpe Tata Italia?

I listini vanno da 35,95 euro delle ballerine a 89 euro degli stivali, con la maggior parte del catalogo fra 50 e 80 euro. Durante i saldi la catena espone sconti dichiarati fino al 70%.

Le scarpe Tata sono in vera pelle?

Solo alcune. Le schede prodotto usano quattro diciture: vera pelle indica pelle animale, mentre PU, ecopelle ed effetto pelle indicano tutte e tre materiali sintetici. Sul sito esiste una collezione filtrata Vera pelle, con modelli fra 49,95 e 89 euro.

Tata Italia è del gruppo indiano Tata?

No, sono due aziende senza alcun legame. Tata Italia è pugliese, con sede a Bitonto in provincia di Bari, ed è nata nel 2000 dalla famiglia Tatarella.

Che taglie fanno le scarpe Tata?

La numerazione donna va dal 36 al 41. La catena non pubblica una guida alla calzata e le opinioni dei clienti sono discordanti, quindi conviene provare in negozio oppure mettere in conto il reso.

Come si capisce se una scarpa è in pelle guardando l’etichetta?

L’etichetta indica i materiali di tomaia, fodera con suola interna e suola esterna, con i pittogrammi europei. Il rombo significa altri materiali, cioè sintetico; il simbolo della pelle stesa indica il cuoio. Attenzione però: la dicitura si riferisce all’80% della superficie, quindi il restante 20% può essere altro.

Prezzi di listino rilevati ad agosto 2026 sul sito ufficiale, in periodo di saldi: il prezzo esposto oggi è inferiore. Articolo a cura della Redazione di Purse & Co.

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